Chiesa Cattolica: equilibrismi di potere?

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CardinaliIn questi ultimi giorni si sono moltiplicate trasmissioni, video online e articoli di carta stampata che presentano Chiesa, gerarchie e ambienti ecclesiastici come luoghi in cui si lotterebbe all'ultimo sangue per giungere a spuntarla sull'avversario: cardinali in lotta, vescovi conservatori a spiare i colleghi progressisti, soldi che vanno e vengono, corruzioni, truffe, raggiri, spartizioni di tempi, luoghi e spazi, e chi più ne ha, più ne metta!
Una bella immagine, non c'è che dire!
Chi mai avrebbe detto, duemila anni fa, guardando al collegio apostolico che si sarebbe arrivati a tanto? Chi mai avrebbe detto, guardando le vesti logore di Pietro o i sandali sgualciti di Paolo, che un giorno la fede in Gesù avrebbe prodotto forza lavoro per i sarti, necessari al confezionamento di talari, berrette, papaline e via dicendo, dando vita a "gare di appalto" per le prestigiose vestizioni? Chi mai avrebbe detto che quel gruppo di pescatori e simili, visibile a distanza "per come si amavano", avrebbe dato origine, nel corso degli anni, ad un gruppo di persone che invece si guardano minacciosi di sottecchi? Incredibile, vero?
Tralasciando l'amara ironia che può solo parzialmente stemperare il tono mesto e dimesso con cui si commentano certi lanci di agenzia, e inserendo soprattutto un ampio e generalizzato beneficio del dubbio sulla veridicità delle fonti, certo è che voci e foglietti circolano nei sacri palazzi e, onestamente, non è un bel vedere! Tuttavia,  chi conosce la storia della Chiesa è avezzo a simili immagini, anzi, ha l’impressione che davvero tante cose siano cambiate in meglio rispetto ai tempi bui in cui, ad esempio, Caterina di Siena diceva a Papa Gregorio XI: “Dicovi da parte di Cristo...che nel giardino della Santa Chiesa voi ne traggiate li fiori puzzolenti, pieni di immondizia e di cupidità, enfiati di superbia, cioè li mali pastori e rettori che attossicano e imputridiscono questo giardino...” (lettera 206). Ammetto che sulle vicende citate, ho poche idee e ben confuse. Tuttavia, ho anche qualche certezza, che con molta umiltà propongo.
Ipotizziamo che tutte le indiscrezioni partano da una strategia mediatica fondata sul nulla e orchestrata a tavolino: avrebbero mai attecchito così tanto se non avessero avuto "la sponda" di percezioni, anzi, di documentazioni realistiche? Mi spiego: se tra di noi fosse veramente visibile oggi una stima reale, reciprocamente condivisa, adeguatamente espressa e comunicata, a cosa potrebbero attaccarsi i nostri presunti nemici? È pur vero che in epoca paleocristiana i martìri erano giustificati da menzogne, ma è altrettanto vero che oggi la situazione è totalmente diversa!
Abbiamo forse già dimenticato le parole forti del cardinal Ratzinger nel corso della Via Crucis al Colosseo, qualche giorno prima di diventare Papa? Parlò di "spazzatura" nella Chiesa. A volte, si spendono più energie nel tentare di giustificare l'indifendibile, piuttosto che arrendersi all'umiltà vera, impegnandosi per un cambiamento!
In comunità diciamo: "Te la stai raccontando". Già. Non è vero che va tutto bene. Non è vero che i nemici stanno fuori le mura. I problemi ci sono e vanno affrontati. I compromessi  frutto della storia hanno segnato in profondità e c'è bisogno, estremo bisogno, di rinnovare nel profondo le prassi, le scelte e gli orientamenti. C'è bisogno di trasparenza, di chiarezza, di scelte profetiche, di aria nuova, di ritorno all'essenziale.
Non compete a me e a nessuno di noi, piccoli cristiani del pane quotidiano, scendere nelle singole questioni. Non ne abbiamo probabilmente né le competenze, né le esaustive conoscenze. Esprimere speranze e aspettative questo sì, ma non oltre.
Compete a noi invece qualcos'altro. Posso infatti io contribuire in un verso o nell'altro? Posso cioè favorire un rinnovamento profondo delle relazioni intra ecclesiali a partire dalla mia quotidianità?
04-Pane-spezzatoIo credo proprio di sì. Confesso che mi scandalizzo e soffro quando vedo i settarismi e i campanilismi. È un dolore grande che diamo a Dio quando ci si "ruba" i cristiani, quando si cerca di allargare la propria fetta di torta, quando ci si fa la guerra per chi fa più "audience". È inconcepibile che, discepoli dello stesso Gesù Cristo, si parli male alle spalle altrui. È inconcepibile che chi lavora ad uno stesso obiettivo, cioè l'evangelizzazione delle genti, giochi sporco con invidie, gelosie, diffamazioni o altro. È inconcepibile che conosciamo l'altrui movimento, parrocchia, diocesi, seminario, ordine, congregazione più per i difetti e i limiti che per le virtù.
All'intervenire all'interno del Vaticano ci penserà chi deve pensarci, ma a casa nostra, dobbiamo pensarci noi!
Cosa direbbe Gesù se potesse parlare direttamente al nostro cuore su divisioni e contrapposizioni che sono più che visibili nella Chiesa?
Tutte le sollecitazioni di questi giorni non possono che finalmente spingerci a fare sul serio, "gareggiando nello stimarci a vicenda" (Rm 12,10), "correggendoci con dolcezza" (Gal 6,1) qualora se ne presentasse la necessità, impegnandoci a "conservare l'unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace" (Ef 4,4).
Non è vero che la Chiesa sia strutturata in gerarchia piramidale e che "funzioni" con modalità di condivisione e comunicazione "a cascata". Simbolicamente può essere così rappresentata, ma non dimentichiamo che non è un Papa santo che dà origine a un popolo santo. Se così fosse, per estensione, poiché il corpo dei cristiani è generato dal Messia, avremmo oggi una distesa sterminata di messia luminosissimi. Invece...
È un popolo di santi che dà vita ad una gerarchia santa. E per progredire verso la strada dell'unità, della pace, della stima reciproca e dell'unità di intenti lontana dalle logiche del potere tipiche del mondo, Papa, Vescovi e Cardinali hanno bisogno di essere sostenuti da cristiani che marciano con lo stesso passo, orchestrando non congiure, bensì unitarietà di intenti e di opere. Ciascuno con la sua tipicità, che è un modo carino di nominare le differenze, sapendo che la ricchezza della Chiesa è proprio l'unità nella diversità, non l'uniformità di una posizione predominante su di un'altra.
A buon intenditor, poche parole... E più fatti!!