| 21 January 2012
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E’ indubbio. Lo sperimentiamo in ogni missione di evangelizzazione, lo scopriamo ogni qual volta riusciamo a scavare nel cuore di chi ci sta di fronte : oggi come in passato l’uomo è un affannoso cercatore di Dio…vuole credere che il cielo non sia vuoto e che la sua non sia la situazione di un essere gettato nella storia, un anello indifferente dell’eterno evolversi della materia. Secoli di filosofia hanno poi dimostrato che non è assurdo credere. Essere atei, nel senso più stretto del termine, è un’assurdità e contrasta con le stesse leggi della scienza e della logica. La massima parte di coloro che oggi si dicono atei lo fanno più per moda che per convinzione; sono in realtà agnostici …o peggio sono persone a cui Dio semplicemente non interessa, preoccupate solo di tenere lo sguardo ben fisso al suolo per la paura di dover guardare il cielo e porsi domande esistenziali.
Gesù invece, più o meno depauperato della sua divinità, resta sociologicamente un personaggio accattivante. E’ un idealista convinto, un rivoluzionario anticonformista, è il propugnatore e l’icona della esigenza, tutta umana, di amore, eguaglianza e pace. Per quanti hanno il dono della fede (più o meno convinta, più o meno vissuta!) Gesù è “Dio” a misura d’uomo … che sta dalla nostra parte, che si fa dono totale fino alla morte che è pronto a perdonare le nostre immancabili “marachelle”. Certo la teologia ha molto più da dire e precisare sulla figura teandrica di Cristo Gesù …ma tant’è!
Insomma, un Padre nostro che sta lassù: causa incausata, motore immobile…. Postulato della ragion pratica, non dà fastidio a nessuno. Un Gesù supereroe è simpatico a tutti. Una religione senza dogmi e senza impegni ad uso e consumo dell’utente è quanto di più comodo possa trovarsi per restare nel numero di quanti sono abbastanza intelligenti per non essere atei ma non sufficientemente coraggiosi per essere veri credenti.
Il grande Paolo VI, che ebbe a traghettare la Chiesa uscita dal Vaticano II da una visione piramidale e statica alla autocoscienza di essere popolo di Dio itinerante nella storia e luce delle genti, già nel 1972 in una sua omelia che destò non poche perplessità ebbe a dire «Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa». E’ Certo la Chiesa non è stata mai immune dagli attacchi del “cornutaccio” e certamente nella sua lunga storia tante volte ne è risultata colpevolmente vittima nella sua dimensione umana. E’ vero che tanti scandali e tante ipocrisie di uomini hanno minato e minano la sua credibilità, ma è altrettanto certo che da sempre la Chiesa di Cristo è bersaglio di calunnie e attacchi ben orchestrati da parte di quei “figli delle tenebre” che, in diversi modi e in diversi ambiti, cercano di screditarla e renderla inerme. Questa situazione ha provocato oggi più che in passato la convinzione che si può essere credenti e cristiani a prescindere dalla Chiesa.
Esiste poi un attacco più subdolo alla Chiesa che come un cancro intestino la rode dentro. Mi riferisco ad un crescente relativismo dogmatico ed etico da cui non pochi cristiani (compresi sacerdoti ed operatori pastorali) non sono esenti. Troppo spesso in nome di una interpretazione buonista si giustificano comportamenti immorali o si diffondono idee che rasentano l’eresia. Questo ha di fatto ingenerato un cristianesimo elastico che più o meno inconsciamente vuole fare a meno della Chiesa.
Quante volte ci sentiamo dire durante l’evangelizzazione: credo in Dio, credo in Cristo…non credo nella Chiesa.
Eppure Cristo e Chiesa sono un binomio inscindibile. Il mistero stesso dell’incarnazione e tutta la predicazione di Gesù di Nazareth sono in funzione della Chiesa, voluta dalla Trinità come sacramento universale di salvezza.
In altre parole è sempre valido l’asserto di Cipriano di Cartagine (+ 258) “Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre. Se si fosse potuto salvare chi era fuori dall’arca di Noè si salverebbe anche chi è fuori della Chiesa”, così come resta valido (pur con la dovuta esegesi) l’asserto di Bonifacio VIII “Extra ecclesiam nulla salus” (Fuori della Chiesa non c’è salvezza) .
Se è vero che la fede scaturisce da un incontro personale e libero con Dio in Cristo, è altrettanto vero che Dio non ci si salva in diretta solitaria, ma all’interno di un popolo in cammino sostenuto dalla Grazia che ad esso viene offerta dai sacramenti di cui solo la Chiesa è depositaria e ministra.
In una intervista rilasciata a V. Messori l’allora cardinale J. Ratzinger notava che la crepa che allargandosi minaccia la stabilità di tutto l’edificio della fede va individuata nella crisi del concetto di Chiesa.
La nuova evangelizzazione che costituisce uno dei punti forti del nostro carisma, deve farsi pertanto carico di annunciare il Cristo nella sua totalità cioè nel suo intimo legame con la Chiesa. Anche nella evangelizzazione il fine non giustifica i mezzi. A nostro merito va imputato comunque che tutta la nostra attività pastorale è organizzata in simbiosi con le Diocesi e le con Parrocchie e non in competizione con esse.
La comunione ecclesiale in una cattolicità concretamente vissuta in Cristo, costituisce così la prima forma di evangelizzazione e la nota caratteristica che la fonda e la finalizza. In altre parole ogni annuncio del vangelo promana dalla Chiesa (cfr 1 Pt 1,20) ed è finalizzato all’edificazione della Chiesa. Non si fa un buon servizio all’umanità annunciando un Cristo disincarnato dalla Storia e dal suo corpo mistico che è la Chiesa. La Chiesa può anche apparirci talvolta con la veste appariscente ma oscena della prostituta ma essa resta la “sposa bella di Cristo”, resa ogni giorno casta dal perdono e dalla grazia dello Sposo. Cipriano di Cartagine ci ricorda ancora: “La sposa di Cristo non sarà mai adultera: essa è incorruttibile e pura, una sola casa conosce; con casto pudore custodisce la santità di un solo talamo. Lei ci conserva per Dio. Lei destina al Regno i figli che ha generato. Chiunque, separandosi dalla Chiesa, ne sceglie una adultera, viene a tagliarsi fuori dalle promesse della Chiesa: chi abbandona la Chiesa di Cristo, non perviene certo alle ricompense di Cristo”.
E’ solo nella Chiesa una e Santa, diffusa nello spazio della geografia e del tempo che possiamo conoscere la realtà di un Dio concreto, non il Dio dei filosofi ma quello dell’Alleanza, quello dei martiri e dei santi che si rivela come Abbà prima che come causa e fine ultimo.
E’ nella Chiesa che possiamo incontrare il vero Cristo: non un superuomo ma il Salvatore che è a via la verità e vita per l’uomo viatore nel quotidiano…lo Sposo che fa alla sposa il dono nuziale dello Spirito santificatore dal talamo cruento e immacolato della Croce .
….Allora ? Allora amiamo la Chiesa che nonostante le sue macchie e le sue rughe resta nostra madre, difendiamone le verità …rendiamola più bella con la nostra testimonianza.. Così facendo, il volto di Cristo e la presenza di Dio ci saranno certamente meno nascosti.




