Io sogno in grande! Ora!!!

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imagesC’è una canzone di Jovanotti che in questi giorni va molto in voga nelle radio. Si intitola “Ora”. Ogni volta che mi capita di ascoltarla, il mio cuore è colpito da un forte sussulto. Ritmica e parole sembrano facciano a gara per darmi la percezione di un malessere che si apre fortunatamente alla speranza. Non è niente di più di quel che raccolgo dalle confidenze di molte persone.

Canta Lorenzo:

“Dicono che è vero che ogni sognatore diventerà cinico invecchiando;

dicono che è vero che noi siamo fermi, è il panorama che si sta muovendo;

dicono che è vero che per ogni slancio tornerà una mortificazione.”

Hai ragione Lorenzo, hai dannatamente ragione! C’è un mondo intero che sembra tramare nell’ombra, alle spalle di chi vuole continuare a lottare, sperare, sognare. C’è una folla sterminata di persone che sembra goda nel seminare false verità, ammaliando in particolare le giovani generazioni.

“Vuoi sognare?” – dicono – “Puoi farlo. Vuoi progettare in grande? Sei libero di farlo. Ma raccoglierai solo delusioni e frustrazioni, fino a toccare il fondo, e diventerai cinico e spietato, divorato dalla gelosia e dall'invidia. L’unica legge che conta è mors tua, vita mea. Attacca prima di essere sbranato. Amore e rispetto altrui sono mere illusioni. Vince chi schiaccia l’altro, non chi raccoglie la sfida dell’unità nella diversità! Vince chi si fa i fatti suoi, curando il proprio giardino e la propria casa.”

Profeti di sventura! 

Invece io ho in mente gli occhi pieni di luce di Matteo, giovane nemmeno diciottenne. La prima volta che l'incontrai era schiavo delle dipendenze. Il suo sguardo era terribilmente spento, schiacciato dai sensi di colpa e dalla lucida percezione di essere in una condizione pericolosa: stava gettando ghiaccio sui fragili petali della sua maggiore età che tentava di sbocciare alla vita, ipotecando un già incerto futuro. L'ho ritrovato qualche mese dopo accanto a Giulia, bambina in partenza per il Cielo, consumata dal cancro. Stava amando; finalmente assaporava i primi passi libero dai lacci della dipendenza, donando attenzione e amore senza calcolo, lasciando che i fragili confini dell'umana esistenza scomparissero davanti ad una vita che si apriva all'eternità. Ho pianto di gioia, perché vedevo con i miei occhi che la speranza non è utopia, ma viva realtà. Gioivo ed esultavo perché contemplavo il miracolo di un Amore che ogni giorno sussurra all'orecchio dei suoi figli: "Ti ho fatto come un prodigio, tu sei degno di stima, e io ti amo". Questo è l’amore che riabilita, rialza e fa ripartire! Altro che sfida persa in partenza!

Tuttavia è duro, terribilmente duro e faticoso partire e ripartire, cadere e rialzarsi, ricevere schiaffi e donare carezze. È dura passare quasi vent'anni della propria vita a studiare, quando l'unica certezza è solo un'alta probabilità di trovare un lavoro per il quale anni di sacrifici sono stati inutili o quasi. È difficile impegnarsi per costruirsi una famiglia quando ci si trova davanti alla necessità di stipulare un mutuo trentennale per una casa di 60 metri quadri. È quasi da testardi sognare l'amore della vita quando l'esemplarità dei propri genitori porta con sé una trama degna di Beautiful.

scalare-una-montagnaMa c'è chi non si arrende! C'è chi sogna in grande! C'è chi non si accontenta di una vita al lumicino, di un'esistenza a pane ed acqua! Conosco una generazione dentro la generazione di chi oggi si reputa giovane, che è tale non solo per l'età anagrafica, ma soprattutto per la capacità di aprire gli orizzonti angusti ereditati dal passato. Conosco una generazione che lotta perché si cominci a considerare la felicità non un'eredità dei genitori, ma un prestito dei figli!

Abbiamo una sola vita: per quale motivo dovrei autocondannarmi alla mediocrità, solo per non correre rischi? In questa congiuntura di crisi economica e sociale, tutti cercano l'investimento sicuro. Ma quale più sicuro se non quello che viene dal puntare su di sé?

Prima o poi arriverò alla fine della mia vita, come è destino per tutti. Arriverò alla fine di ogni singola stagione della mia vita e mi troverò a fare bilanci.

Alcuni potrò rimandarli, altri no, si imporranno con forza e metteranno spalle al muro.

Di errori commessi ne conterò a bizzeffe: già ora ne ho un'ampia collezione. Potrò perdonarmi tutto, specie se avrò sbagliato pur con le buone intenzioni di fondo. Solo una debolezza costituirà un rimorso costante: la remissività, la tiepidezza, il non provarci, il non buttarsi, il non alzare la testa, il non guardare lontano, il non lanciarsi, il non sognare, il non camminare.

Non c'è montagna più alta di quella che non scalerò 

non c'è scommessa più persa di quella che non giocherò 

ora

E quand'è il momento giusto per darci dentro? Ora.