| 15 Giugno 2012
“Io, alla tua età, saltavo i fossi per lungo!”
La prima volta che sentii quest’espressione, avrò avuto tredici o quattordici anni. Affacciato all’adolescenza, un educatore della mia parrocchia, vedendomi svogliato e stanco davanti ad un compito da svolgere, me la buttò così, schietta e diretta, con ironia e sfacciataggine.
È un’espressione tipica delle campagne venete, un tempo solcate da chilometri e chilometri di fossati utili ad irrigare e a limitare i danni delle alluvioni. Così, nell’essere sbruffoni e osando con le parole, si rende plasticamente l’idea di definirsi in grado di superare distanze impossibili. Se già saltare un fosso è un’impresa ardua e col concreto rischio di finire in ammollo, esagerare e spostare di novanta gradi il verso del balzo è proprio da sbruffoni ed esagerati. Tuttavia dice anche quanto alto possa essere il senso di intraprendenza di alcuni, il coraggio, l’audacia e pure la temerarietà.
Oggi siamo tutti un po’ esperti di “fossi”. Basti pensare che una delle parole più in voga è “spread”, che indica convenzionalmente il divario (o, meglio, il differenziale) tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e un altro titolo preso a riferimento. Lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi ormai lo sanno anche i muri quanto ampio sia, tanto è stato il terrorismo mediatico di cui tutti siamo stati vittime. Ma si allarga il fossato anche tra le generazioni: i genitori non dialogano più con i figli, e la reciproca difficoltà comunicativa diventa sempre più incapacità radicale. Tutto invecchia rapidamente e deve lasciare lo spazio al nuovo che avanza con la conseguenza che il divario tra passato e presente (o futuro) diventa sempre maggiore: new economy, new media, new style of life, new age…
Se penso alle società di qualche decennio fa, così come mi vengono descritte dagli attuali cinquantenni, penso a realtà di paesi e città a “maglie strette”, realtà in cui si poteva avere la sensazione-percezione di restare raccolti, mantenuti, custoditi in un insieme di relazioni sane e robuste. Situazioni nuove e inattese ce n’erano ugualmente; si era similmente chiamati a spiccare salti in avanti, ma tutto nella normalità di un déjà vu da abitare personalmente. Se iniziavi a studiare ingegneria, avresti quasi sicuramente lavorato come ingegnere, molto probabilmente all’interno della tua provincia o al massimo della tua regione. Un matrimonio era pensato e realizzato secondo le tradizioni… e via dicendo. E oggi?
Oggi, se inizi a studiare una materia, non è detto che il tuo lavoro si svolgerà propriamente in quel campo per cui cerchi di acquisire conoscenze e competenze e, sicuramente, non è detto che tu lo possa fare nella città in cui sei nato! I fossi si allargano sempre più e si è costretti a continui salti, non solo nel senso della larghezza, ma a volte e sempre più nel senso della lunghezza.
A chi conviene tutto questo senso di instabilità, per cui le certezze diventano sempre meno? Se può essere un vantaggio per noi credenti, dato che l’amore di Dio è l’unica certezza che non può crollare, e ciò costituisce un’ottima occasione di evangelizzazione, tuttavia non per tutti è dato di accedervi in pienezza e intensità, per i più svariati motivi. Oggi, i fossi per lungo rischiamo di non essere più in grado di saltarli, perché dopo un po’, le forze se ne vanno.
Perché dal piano nazionale per la famiglia del Governo è scomparsa la tanto attesa introduzione del quoziente familiare? Il quoziente familiare è una strada, percorsa ad esempio dall’amministrazione di Roma Capitale, per favorire fiscalmente le famiglie, in particolare quelle più numerose. Sappiamo che l’Italia è il paese con uno dei più bassi tassi di natalità e non promuoviamo la famiglia?!? Non capisco…
Se le maglie della nostra società continuano ad allargarsi sempre di più, come si può pensare che essa resti solida e robusta? Esisterà sempre qualcuno in grado di saltare i fossi per lungo, ma più il fosso si allarga, meno saranno quelli in grado di riuscire nell’impresa che poi, la vera impresa, fuori di metafora, è quella di riuscire a gettare ponti, stringere relazioni, alleanze, collaborazioni, sinergie!
Credo che tocchi a noi cristiani fare qualcosa! Noi, popolo pasquale che segue Colui che ha saltato il fosso più largo, quello della morte! Dell’unità ne abbiamo fatto la nostra bandiera, assieme a tanti altri altissimi valori. Allora stringiamo i fossati che qualcuno ha voluto allargare sempre più fino a toglierci la terra da sotto i piedi e creiamo unità!
… per uno Stato che si accosti alla famiglia con riconoscenza e senso di custodia.
… per una Chiesa che denunci l’ipocrisia e concretizzi gli sforzi di non lacerare la comunità ecclesiale in correnti, partiti e schieramenti che seguono logiche di potere e non di servizio.
… per un mondo mass mediatico che informi e non manipoli.
… per una scuola che educhi e dia continuità ai valori fondamentali della nostra cultura.
… per un’economia al servizio della crescita globale dell’umanità e non il contrario.
… per una cultura che difenda la vita e non la quantifichi in termini utilitaristici.
… per una società di relazioni sane, vive e sincere.
… perché nessuno possa mai sentirsi solo, a causa dell’assenza di chi sia in grado di saltare lo spazio che lo divide dal resto del mondo.
Che poi, questa distanza insuperabile si chiama morte. Morte dell’anima. Cristo l’ha colmata e sopra ha steso un ponte, quello dell’amore vissuto in concretezza.
Perché ci si ostina a non percorrerlo?




