La Scuola: dall'altra parte della cattedra

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angry-teacher-pointing-250x166Mi hanno chiesto di continuare sull’argomento del mio articolo del mese scorso: Scuola di vita o scuola di vuoto? Lì abbiamo visto il parere degli insegnanti, ora ascoltiamo gli studenti. La scuola comunica valori vitali? Prepara alla vita? Incoraggia relazioni mature? Vediamo cosa ne pensano otto studenti delle superiori, da varie regioni d’Italia. Li ho scelti un po’ a caso.

La scuola mi comunica solo nozioni, è diventata un mero scambio di nozioni che non ha fondamenti umani e che non ti comunica altro che dei dati da studiare, da ripetere e che non ti servono nella vita reale, perché i professori non riescono a farti capire che ti servono per la vita. Non c’è spazio per la persona, siamo solo dei numeri di registro, non riescono a farti passare nulla che vada oltre le materie. Tu vali come persona tanto quanto è il tuo voto, se prendi un 4, vali 4 come persona. Andare a scuola sta davvero diventando un motivo di tensione e a volte di tristezza, ci si va solo perché è un obbligo, non per la sete di conoscere che io ho, ma che non è appagata lì. Non ti stimolano ad imparare, che potrebbe essere una cosa molto bella, almeno per me.

Solo uno fra gli insegnanti sembra si interessi un pochino a noi, ma proprio poco.

La scuola generalmente comunica solo nozioni. Quando ci si avvicina alla maturità, fra studenti ci si unisce tanto e si lavora tanto insieme. Ma la scuola in genere divide, perché alla fine ti giudica attraverso i voti e i giudizi dei professori, che spesso non sono costruttivi: non si prendono a cuore la tua persona, un po’ perché hanno tante classi e un po’ perché non c’è una formazione dei professori, spesso sono anche vecchi e stufi di insegnare. Se ce n’è uno che vuole fare approfondimenti, dare di più, di solito gli altri non lo aiutano, lo guardano storto perché vogliono solo svolgere il loro programma e guardano con sospetto le attività extracurricolari. Quando ci sono proposte alternative, sembra che i prof pensino solo al tempo che possono perdere; se questo è il modello che ti viene proposto, anche tu ti comporti così: pensi solo a fare il programma, a ripetere quello che loro vogliono sentirsi dire e scarti ogni approfondimento, perché perderesti tempo.

A volte c’è qualche prof disposto a perdere la propria ora per favorire un dialogo, una condivisione fra studenti, così che ci si conosca di più, ma sono una rarità.

Ho un’insegnante che ci odia come classe, perché ritiene che crediamo di essere superiori, fa di tutto per non darci spazi, ci critica su punti che lei per prima non rispetta. A quasi tutti gli inseganti non importa niente di noi e comunque riducono la nostra persona a un voto. Molti professori fanno preferenze fra alunni per motivi di bellezza o simpatia e così creano invidie e gelosie. Alcuni sanno relazionarsi ma non sembra abbiano interesse a farlo: non mi sento ascoltata, loro sono su un piano di superiorità, non ti fanno neanche partecipare a una discussione. I professori passano anche dei valori, ma loro non sembrano rispettarli, quindi non ci motivano molto a seguirli.

Nemmeno i professori di religione ci comunicano valori forti, non hanno coerenza, le loro lezioni sono molto noiose.

I miei professori pensano anche ai voti, è logico, ma la maggior parte pensa a farci crescere, ci danno consigli, creano occasioni d’incontro anche fuori della scuola. Se uno ha dei problemi, i professori lo ascoltano e lo aiutano. Una è un po’ schizzata (ma comunque buona), ma la maggior parte trasmette tanta passione, entusiasmo per quello che si fa. Con gli insegnanti si può parlare di tutto.

La scuola è davvero un fattore di voti, la maggior parte dei professori pensa solo a quello. Dovrebbe però anche prepararci alla vita, a come relazionarci con gli altri, e questo la maggior parte dei professori non lo fanno. Alcuni però a volte ci danno del tempo e piccole perle di saggezza. Uno dei professori ci chiede spesso se ci aiutiamo fra noi e ci stimola a farlo. Alcuni insegnanti, quelli con cui abbiano più ore, sembrano averci preso a cuore, volerci bene, ci raccontano di sé e ci ascoltano, è un rapporto fra persona e persona non solo insegnante-studente.

La scuola pensa di più ai voti che a insegnare a vivere la vita, tanti professori insegnano la loro materia senza passione, si vede che si annoiano. Durante le lezioni di una mia prof c’è sempre qualcuno che si addormenta…  Nella scuola in cui andavo prima i professori spingevano gli alunni a una grande competitività, ci mettevano in gara con gli altri invece di unirci. Dove sono ora invece ci tengono che la classe vada d’accordo, che siamo amici fra noi. Specialmente una delle mie professoresse credo che ci voglia davvero bene.

A scuola la maggior parte degli insegnanti non ci dà stimoli per migliorare i rapporti tra noi, ma incentivano il conflitto fra i ragazzi, la competitività, perché alla fine conta sempre il voto e sembra che solo quelli che hanno i voti migliori valgano di più e abbiano il diritto di andare avanti. È caduto il rispetto nel rapporto insegnante-allievo, perché chi ha il carattere più forte e la faccia tosta di pretendere voti più alti li ottiene: vince il più forte, come per gli animali.

Tra di noi ci sono i gruppetti, ma si tende comunque a pensare: “Io so quello che so e tu ti arrangi”, prevalentemente è così. Solo un insegnante si è accorto di questo e ha cercato di aiutarci, ma solo uno.

Ci sono comunque insegnanti con cui ti puoi confrontare, di cui ti puoi fidare ma sono mosche bianche.

A volte sono i compagni a voler primeggiare, a litigare, ma nella mia classe ci aiutiamo sempre a vicenda. Invece gli insegnanti si stanno distaccando sempre più da noi, non c’è un dialogo umano con loro, solo quello scolastico. I messaggi che ci trasmettono non sono positivi, quasi tutti sono atei. Quello di religione non insegna religione, non va al cuore ma si ferma alle nozioni, alla sola cultura, non ci trasmette il vero messaggio cristiano, solo lo scheletro. Questa scuola ci ruba il tempo per pensare a noi stessi, alla vita, al mondo, alla nostra vita interiore, ci distrugge mentalmente. Molti insegnanti sono fortemente contrari alla religione. Spesso sembrano loro stessi annoiati da quello che insegnano, stufi di insegnare.

Per me l’unico aspetto positivo della scuola sono i miei compagni, con cui c’è un bel dialogo: noi da una parte e gli insegnanti dall’altra.

Bene. Se dovessimo dare un voto facendo la media, come si fa a scuola, credo che per questo piccolo test la pubblica istruzione prenda una bella insufficienza. I ragazzi che hanno dato i loro pareri sono proprio bravi ragazzi, per la maggior parte prendono pure ottimi voti…, ma prevale una forte critica verso l’istituzione scolastica, perché le loro attese più importanti vengono deluse; e la maggioranza vive l’esperienza scolastica come oppressiva e a volte soffocante.

Dobbiamo allora arrenderci su un fronte tanto importante o possiamo sperare che qualcuno si accorga di un disagio tanto vasto e crescente?

Dobbiamo continuare ad assistere a riforme superficiali o possiamo sperare che qualcuno abbia il coraggio di andare al cuore del problema e di chiedersi cosa veramente si insegna e come lo si fa?

Chi ascolterà questi studenti che hanno la strana speranza di essere considerati come persone e non solo come numeri?