Missionari a 13 anni

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missione_13_anniAvevo già fatto un articolo dal titolo “Missionari a 16 anni”, ma ora mi vedo costretto a ribassare l’età. Verso fine agosto abbiamo fatto una micromissione nel Trentino, a Mezzolombardo. L’evento è coinciso con una tre giorni per adolescenti a CEI, così sabato sera tutti i ragazzi sono venuti in missione. Nel pomeriggio ci eravamo preparati con una preghiera molto intensa. La maggior parte di essi aveva 17/18 anni e qualcuno aveva già fatto esperienza di missioni di strada (a Riccione, a Como o in Emilia). C’era con noi anche una ragazzina di 13 anni che di missioni ne aveva solo sentito parlare, ma è venuta molto volentieri.

Poi la serata è partita e – sapete com’è – il vortice della missione ti assorbe e non basterebbe la bilocazione, ci vorrebbe la millocazione per essere presente a tutto quello che succede…  A un certo punto sono rimasto come estasiato. Ero già al settimo cielo, perché vedevo che tutto stava andando per il meglio e che il Signore stava lavorando alla grande ma, guardando dal fondo della chiesa la gente che entrava, vedo la nostra tredicenne che accompagna all’altare una sua coetanea. Non aveva mai fatto niente del genere in vita sua, eppure sembrava che facesse la cosa più naturale del mondo, lo faceva benissimo. La formazione era stata molto sintetica, ma lei sembrava averlo sempre fatto, tanta era la sua naturalezza. E quella sua coetanea forse era entrata solo perché invitata da una della sua età, per lei più credibile di un adulto…

Voglio raccontare queste cose come uno schiaffo per noi adulti, per tutte le volte che siamo pigri e non ci interessiamo di comunicare il Vangelo e facciamo finta che non esista quella frase di Paolo: “Guai a me se non evangelizzo!”. I ragazzini ci danno dure lezioni, mentre noi adulti, molto spesso, crediamo che la missione sia un problema degli “specialisti”, dimenticandoci che gli specialisti dovrebbero essere tutti i cristiani e fallendo così la meta della nostra fede: “Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la meta della vostra fede: la salvezza delle anime”.(1 Pt 1, 8-9)

Sì, i piccoli ci danno brucianti lezioni! Infatti, non mi metto a raccontare, ad esempio, di una certa Nancy, che in missione ci andava già quando aveva 9, 10 anni (anche prima!), e non a traino dei genitori ma partecipando davvero e con molta efficacia.

Questi esempi possono forse far riflettere anche quei genitori che si aspettano dai figli solo buoni voti, qualche successo sportivo e poche noie. Quei genitori che come proposta formativa offrono ai figli al massimo un film della Disney ma niente che nutra davvero la loro anima. E la missione la nutre abbondantemente.

Vogliamo allora raccogliere questa sfida? Oggi chi evangelizzo? Mi voglio guardare un po’ intorno e vedere dove, da chi il Signore mi sta chiamando?

Chiudo con un racconto della recente missione dell’Aquila. Chi scrive ha 18 anni.

Durante La Luce nella Notte abbiamo incontrato tanti gruppi di ragazzi che si professavano “atei” e “sbattezzati”, ma nei loro occhi si vedeva, si percepiva la ricerca di un Dio che a volte si fa fatica a trovare! In uno di questi incontri, uno di loro si mise a provocarci e a insultarci e io istintivamente, come succede ad un uomo, sentivo un forte distacco e repulsione verso questa persona. Poi, stando zitto, ho abbassato la testa e mi sono chiesto: “Ah, ah! Aspetta un attimo!… Cosa farebbe Gesù in questo momento?”. E lì ho sentito una mano che mi sfiorava; era una mano dolce ma decisa, umile ma forte, leggera ma incisiva! E lì ho ripreso tutte le mie forze e ho parlato col ragazzo portandogli la mia testimonianza e tutto ciò che mi è stato insegnato da quel “Dio – fatto – uomo”!!

Abbiamo portato in Chiesa lui e tutti i suoi amici che si sono confessati e sono usciti piangendo e ringraziando per l’immenso dono che Gesù gli aveva fatto!

Da lì in poi, ho sentito una forza che mi spingeva e che mi caricava così tanto da non fermarmi per tutta la notte!!!!! (David)

La forza di cui parla David è a nostra disposizione, ci chiama a portare l’Amore, Dio a chi ne è più lontano e ci darà la gioia indicibile e gloriosa di cui parla Pietro. Chi l’ha provato lo sa bene. Lo auguro di tutto cuore a chi non l’ha ancora sperimentato!