| 07 Dicembre 2011
Domenica 5 dicembre 2011 abbiamo meditato la parola “Dio è Amore” (1Gv 4,7). In questo articolo condividiamo alcune parole di approfondimento per continuare personalmente la propria meditazione, con gli esercizi proposti. Buon lavoro a tutti!
"Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1Gv 4,16) è il punto di partenza e la sintesi del messaggio cristiano che si configura come relazione con una persona, con l'Amore stesso che si è reso visibile a noi per svelarcene i segreti e per condurci alla "gioia piena" (Gv 15) e permetterci di essere una cosa sola con Dio.
ESERCIZI PER QUESTO MESE.
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Approfondire le caratteristiche dell'Amore elencate in 1Corinzi 13 guardando il DVD della Giornata di Spiritualità tenuta da Chiara Amirante sull'inno alla carità nel 2010.
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Leggere ogni giorno un po' della prima lettera di Giovanni durante questo mese.
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Dedicare un tempo quotidiano di “deserto”, ovvero tempo per la preghiera personale secondo le indicazioni dateci da Chiara Amirante: “tempo, silenzio, cuore”.
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Nel proprio diario personale confrontarsi su quali siano i “colli da abbassare o le valli da riempire” confrontandoci su questi tre punti; cercare di individuare strategie per non ricadere nelle stesse dinamiche:
- la concupiscenza della carne,
- la cupidigia degli occhi,
- la superbia della vita.
- Nel proprio diario personale individuare quanto siamo attenti – secondo quanto detto domenica – a queste vie per accedere a tutte le promesse indicate nella prima lettera di Giovanni se le percorriamo; cercare di crescere concretamente con esercizi pratici:
- l'ascolto e il vivere la la Parola di Dio,
- il fare la volontà del Padre,
- l'amare il fratello e la sorella che si vede a fatti e nella verità.
SPUNTI PER LA MEDITAZIONE.
INTRODUZIONE
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Un problema di linguaggio e purificazione. Il primo problema analizzato mai come oggi si rivela urgente. La parola "amore" è caratterizzata da svariati significati. Se un tempo andando in internet e scrivendo su un motore di ricerca tale parola uscivano immagini di cuori, oggi invece escono le liste di siti pornografici e immagini di sesso esplicito. Questo semplice dato ci fa comprendere come non sia scontato il significato di tale parola. Il Papa nella sua enciclica parte dall'analisi di una difficoltà proprio sul "linguaggio", analizzando le differenze e le connessioni tra "eros" e "agape". Ciascuno di noi è inquinato nel vivere l'amore e nel percepire Dio da modelli ricevuti. E' necessaria una purificazione e una formazione del cuore: occorre quell'incontro con Dio in Cristi che susciti l'amore e apra l'animo all'altro, così che l'amore del prossimo non sia più un comandamento imposto per così dire dall'esterno, ma una conseguenza derivante dalla loro fede che diventa operante nell'amore (cfr Gal 6,5). Il programma del cristiano — il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù — è un cuore che vede. La follia incredibile è che abbiamo una verità così immensa e non viviamo di conseguenza. Solo nel Cristianesimo Dio si rivela come Amore, addirittura – come contempliamo nel tempo di avvento – si presenta debole e fragile in un bambino. Contempliamo il Verbo che non proferisce parola, ma si consegna a noi in un bambino. Un Amore che si manifesta nella fragilità e nella povertà di una nascita eccezionale arrivando a rendere lo Spirito mentre è crocifisso vivo su un legno per amore.
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APPROFONDIMENTO POSSIBILE: Enciclica “Deus Caritas est” di Benedetto XVI, in particolare nella prima parte il tema dell'immagine di Dio Amore nella Bibbia. L'enciclica analizza le caratteristiche dell'Amore di Dio desunte dall'Antico Testamento arrivando al culmine della sua piena manifestazione nel dono del Figlio che si presenta come "l'Amore fatto Persona" e l'"Amore incarnato di Dio" (cfr.n.9-18).
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La Chiesa: un popolo dell'Amore. Il "segno distintivo" dei cristiani è la carità. Non si tratta di essere vestiti in un modo diverso, o di avere una spilla da partito, ma di uno stile di vita concreto che sia espressione di una interiorità profondamente pervasa della comunione con la Trinità. "A chi mi ama mi manifesterò" ha detto Gesù e più volte - come già abbiamo visto - ha promesso una reciproca dimora stabile della Trinità nel cuore dell'uomo se esso è disposto ad accogliere tale dono. "I cristiani sono nel mondo ciò che è l'anima nel corpo" afferma la Lettera a Diogneto, testimoniando proprio questa sconvolgente testimonianza di amore e di gioia nella quotidianità.
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Le caratteristiche dell'amore. Guardiamo dapprima al modo in cui la Parola di Dio, la Bibbia, descrive l’"amore": 1Corinzi 13. Questa è la descrizione che fa Dio dell’amore. È così che è Lui, e i cristiani devono fare di questo la loro mèta. La preghiera, la santità. "I santi sono i veri portatori di luce all'interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore" (DCE, n.40).
PARTE DI APPROFONDIMENTO
La Parola di riferimento.
Cerchiamo allora di entrare in alcune sfumature di questa meravigliosa definizione che l'apostolo Giovanni ci dona: Dio è Amore (1Gv 4,7) nell'insieme dell'intera lettera senza la pretesa di fare una esegesi o una analisi esaustiva della stessa, ma cercando indicazioni per un cammino pratico per vivere il Vangelo sine glossa:
4 7Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. 8Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 9In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. 10In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
11Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. 12Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. 13In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. 14E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. 15Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. 16E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
17In questo l’amore ha raggiunto tra noi la sua perfezione: che abbiamo fiducia nel giorno del giudizio, perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. 18Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.
19Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. 20Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. 21E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello.
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L'Amore di Dio è possibile perché Gesù l'ha vissuto nel mondo aprendo una via
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4,17In questo l’amore ha raggiunto tra noi la sua perfezione: che abbiamo fiducia nel giorno del giudizio, perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo.
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Amando conosciamo e rimaniamo in Dio grazie allo Spirito Santo:
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4,7 l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. 8Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
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4,12 se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi.
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4,16 Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
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4,13 In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito.
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3,23-24Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
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Dio vuole essere nostro “amico”. Ha dato se stesso per noi. Il peccato è amore disatteso.
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4,18 Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.
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Un teologo stupendo contemplatore di Dio che ha esaminato a lungo cosa sia l'Amore arriva a sottolineare che la carità è il fondamento e la radice (art.23). Nello schema 23 san Tommaso parte da Gv 15,15: Non vi chiamo più servi ma amici. La vita cristiana è amicizia con Dio. Qui si arriva alla perfezione cristiana.
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E' una risposta di amore al suo Amore.
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4,10 In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. 11Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
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4,19 Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.
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Concretezza e possibilità di amare Dio oggi.
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4,20 Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. 21E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello.
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Amare a fatti nella verità. L'amore è solo un comandamento? Gal 5,13-14 Ci ricorda che Siamo chiamati a libertà, purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Gesù ha unito, in un precetto solo, il comandamento dell'amore di Dio con quello dell'amore per il prossimo del Levitico (Lv19,18; cd Mc 12,29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (1Gv 4,10), l'amore adesso non è più solo un comandamento, ma è la risposta dell'amore all'amore di Dio.
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L'Amore porta alla gioia piena.
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1,4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.
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L'Amore non è cieco perché Dio è Luce.
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1,5 Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna.
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2,1 Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.
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Se amiamo conosciamo Dio.
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Per “conoscere” Dio, fare esperienza di Lui (ascoltato, visto, contemplato, toccato), bisogna osservare i comandamenti e osservare la sua parola. Questo ci dona di rimanere in Lui (stesso verbo del brano di Gv del tralcio e della vite).
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2,3 Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. 4Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. 5Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.
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L'Amore di Dio è esclusivo. I grandi ostacoli... E' un aut aut, o si ama Dio o sia ama il mondo. In particolare Giovanni chiede di vigilare
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sulla concupiscenza della carne,
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la cupidigia degli occhi,
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la superbia della vita.
Altra sottolineatura importante: Chi fa la volontà di Dio è nell'Amore di Dio. O si è figli di Dio o si è figli del diavolo.
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2,15 Non amate il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; 16perché tutto quello che è nel mondo – la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita – non viene dal Padre, ma viene dal mondo. 17E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!
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3,10 In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il suo fratello.
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Una precisazione sulla sessualità.
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La sessualità non è male, anzi è sacra, ma mai come oggi è profanata. La sessualità può essere preghiera e glorificazione di Dio (GS, n.48).
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La sessualità è il linguaggio proprio con il quale un uomo e una donna possono dire di amarsi reciprocamente qualora le parole non arrivino più.
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Si tratta di un linguaggio e come tale ha delle regole, una grammatica, la possibilità di essere usato male. Come ogni lingua necessita di tempo di apprendimento, di studio, di esercizio per arrivare ad essere padroneggiata, così il linguaggio dell'amore che è in assoluto il più universale e comprensibile, ma anche il più complesso e delicato.
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La sessualità dovrebbe condurci in estasi verso il Divino, ma sregolato è caduta, degradazione dell'uomo. L'eros ha bisogno di purificazioni, maturazioni, guarigioni.
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Troppo spesso si pensa di poter separare il corpo dall'anima, quasi sicuri di "non coinvolgersi". E' sempre l'uomo, la persona, che ama come creatura unitaria, di cui fanno parte corpo e anima.
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In definitiva "l'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua dimensione [...] e mira all'eternità" (DCE, n.6), raggiungibile attraverso un "esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la liberazione nel dono di sé".
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Eros, philia e agape hanno sicuramente diverse dimensioni, ma "non si lasciano mai separare completamente" (DCE, n.7), arrivando addirittura alla conclusione che c'è una dimensione di eros anche nell'amore divino per l'uomo, proprio di un "Dio che ama personalmente" (DCE, n.9).
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Importanza di discernere gli spiriti.
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4,1 Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo. 2In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; 3ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio.
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Dio è sempre oltre ogni nostra definizione.
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3,1 Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. 2Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Due Padri della Chiesa ci danno due importanti indicazioni.
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Ignazio di Antiochia: sottolinea l'importanza di un amore koinonia. Carità sempre unita alla comunione. Non ci si fa' santi da soli. Siamo parti di una famiglia umana. Siamo imprescindibilmente legati. Oltre alla diakonia c'è la koinonia dell'amore: bisogna camminare insieme. Sono forse responsabile di mio fratello? Sì! Siamo misticamente un corpo unico e ogni nostra azione influisce nel bene o nel male nella crescita altrui e di tutto il corpo. Ignazio dice che bisogna vivere sempre secondo il pensiero di Dio con una chiara impronta eucaristica: siamo come il pane fatto di tanti chicci, come il vino fatto di molti acini d'uva pigiati... la verità dell'Eucarestia – come sottolinea san Paolo – è nel vivere la dinamica dell'Amore ricevuto.
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Agostino di Ippona: l'amore è il peso specifico dell'anima. Il peso specifico porta i corpi al loro luogo/fine, al loro luogo connaturale. E' l'amore che ci porta alla verità e al bene. Ecco dove nasce l'inquietudo cordis perchè se si sbaglia il fine verso cui tendere nasce un'inquietudine, una insoddisfazione, un malessere ancestrale. Allora è comprensibile l'ama e fai ciò che vuoi pronunciato nel 349-5 e nel 415 in un contesto pedagogico. Non significa autonomia dell'amore dalla morale o dalla verità, ma che l'amore ha il primato nella vita per renderla piena (Carità forma delle virtù, forma virtutum: informa ogni virtù). Una volta per tutte ti viene imposto un breve precetto: ama e fa' ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu corregga correggi per amore: sia che tu perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell'amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene (In ep.Io.tr.,7,8).
PARTE CONCLUSIVA
Cristo svela l'uomo all'uomo. L'Amore è il vero volto dell'uomo. Uso una parolaccia: alla luce di quanto meditato vediamo l'ontologia dell'essere: noi siamo Amore! Noi siamo carità! Ripensando alla creazione a partire dall'amore, noi siamo un gesto di amore e siamo una vocazione all'amore. Siamo a immagine e somiglianza dell'Amore, dunque siamo chiamati a questa profonda verità in ogni nostro ambito: quotidianità, rapporto uomo-donna, servizi richiesti, lavoro, Chiesa...
Una via per tutti: credenti e non. Gesù Cristo svela l'uomo all'uomo (GS, n.22). Il rischio è che "chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone per sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo" (DCE, n.28).
I rischi dell'imitazione di Cristo La sequela di Cristo non pretende di esaurire l'Assoluto né di ridurre ad una mera imitazione di un modello quello che è il cammino da discepolo a cui ogni cristiano è chiamato. Non si possono avere dei prontuari, siamo chiamati alla responsabilità vera.
Lo svuotamento dell'amore e la grande opportunità dell'oggi.
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Oggi viviamo in compartimenti stagni, nell'illusione della divisione della persona nelle sue dimensioni, nella separazione degli ambiti (economia ad esempio si dice ha delle sue regole interne, così gli ambiti sociali, politici, culturali, economico), nella libertà distorta slegata dalla verità o ciò che è bene.
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Di qui il bisogno di unità delle dimensioni umane. Di qui il raccordo tra tutti gli ambiti umani. Di qui il bisogno di coniugare la carità con la verità (Ef 4,15) e la carità nella verità (Cfr. Caritas in veritate di Benedetto XVI). La verità non è relativa, ma relazionale.
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Se Dio è Amore, oggi bisogna ridare cittadinanza a Dio. Pascal parla delle ragioni che la ragione non ha, le ragioni del cuore. Oggi c'è un disperato bisogno di amore per cui il contesto di sfida e di impoverimento è quanto mai più adeguato, favorevole, idoneo. E' un deserto in cui possiamo portare non un bicchiere, ma la fonte stessa che tutti cercano annaspando.
"Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1Gv 4,16) è il punto di partenza e la sintesi del messaggio cristiano che si configura come relazione con una persona, con l'Amore stesso che si è reso visibile a noi per svelarcene i segreti e per condurci alla "gioia piena" (Gv 15) e permetterci di essere una cosa sola con Dio.




