| 25 Luglio 2010
Ad Ischia si sta svolgendo in questi giorni una missione di evangelizzazione tra spiagge, locali, strade, discoteche. Circa 100 missionari da tutta Italia si sono affiancati a giovani dell’isola in una splendida condivisione di fede che conduce al desiderio di annunciare a tutti ciò che si è sperimentato.
Così, dal 24 luglio al 2 agosto, dopo una due giorni iniziale dedicata alla formazione, divisi a due a due, come da indicazione di Gesù stesso, ci si avvicinerà a quante più persone possibili, in un ministero di ascolto e di annuncio che non ha la pretesa di “attirare” le persone alla Chiesa, ma di indicare la strada che porta a Colui che è l’unico in grado di saziare ogni fame e ogni sete di Vita, di Gioia, di Speranza.
In questi ultimi anni, l’invito alla missione si è alzato da più parti all’interno della Chiesa: numerosi sono stati i pastori che hanno chiesto missioni al popolo, ai giovani, agli universitari, alle famiglie. Alcune sono state un meraviglioso successo: grazie ad esse molti hanno ritrovato fede e gusto di vivere. Altre, dopo un’iniziale fiammata di ritorno, un po’ alla volta hanno sperimentato un progressivo raffreddamento. Andando in profondità ci si accorge che talvolta la motivazione (magari inconscia) con cui si dà vita al progetto missionario è lo smarrimento che si prova davanti ai banchi vuoti di tante nostre chiese: “Dobbiamo attirare i giovani!!! Non vengono più in Chiesa!”.
Ma se la motivazione per la missione è puramente sociologica, difficilmente avrà un esito positivo; anzi, rischia di essere un boomerang, perché dopo l’illusione subentra la delusione. La vera motivazione in grado di sostenere un percorso di missionarietà parte da un’esperienza teologica, non da una preoccupazione sociologica! Solo chi ha incontrato Gesù Cristo è poi in grado di essere efficace e convincente nell’annuncio, perché l’unica sua preoccupazione è far sì che tanti facciano la stessa esperienza fondamentale che egli ha compiuto. Vino nuovo in otri nuovi, non vino nuovo in otri vecchi: la missione, quando arriva ad esprimere ciò che è nella sua identità più profonda, cambia gli assetti consolidati, sradica le barriere campaniliste, sfonda gli steccati delle classi sociali, spalanca nuove strade alla comunione tra gli uomini.
Un grande motivo di gioia è per noi l’istituzione di un nuovo Pontificio Consiglio da parte del Santo Padre; proprio un Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, guidato da mons. Fisichella! E’ segno dell’attenzione della Chiesa e del Papa nei confronti di questa nuova frontiera della pastorale.
“Nuovi Orizzonti” ha a cuore l’iniziativa delle missioni di strada, non solo perché tutta questa splendida avventura inizia con la missione permanente di Chiara Amirante a Stazione Termini, ma anche perché tutti noi sappiamo quanto ci siano troppe persone che sperimentano quotidianamente il lento morire della propria anima, spesso talmente lento da risultare soggettivamente quasi impercettibile: muori senza accorgerti… Vivo, eppure morto.
Saremmo degli sciagurati, degli inguaribili egoisti senza speranza di salvezza se, una volta scoperto il segreto della Gioia, non andassimo a gridarlo ai quattro venti, sapendo che questa nostra azione potrebbe salvare chissà quante esistenze dal baratro di una vita senza senso!!!
Ecco perché quest’estate raddoppiamo: sono due le missioni di evangelizzazione di strada e di spiaggia che “Nuovi Orizzonti” porterà avanti collaborando con altre realtà ecclesiali. La prima missione, come anticipato sopra, si sta svolgendo in questi giorni nell’isola di Ischia. La seconda, ormai collaudata negli anni ed estremamente efficace, avrà luogo presso Riccione, per molti la patria dello sballo estivo.
Saranno migliaia i giovani incontrati nel corso di quest’estate nelle varie missioni di strada e di spiaggia: per molti si tratterà di ripartire, magari dopo anni di lontananza da Dio. Abbiamo visto in passato quanto sia incredibile l’agire di Dio nei cuori di tanti giovani accompagnati in chiesa nelle serate di “La Luce Nella Notte”. Ai piedi di Gesù Eucaristia molti si lasciano andare in un pianto liberatorio, dopo anni di rigidità interiore e di anestesie al dolore; altri ritrovano il filo di una relazione con Dio interrotta da anni; altri sentono il bisogno di ripartire con una confessione seria e troppo lungamente attesa. Per tutti può veramente essere il momento chiave della propria vita.
Accompagniamo con la nostra preghiera queste missioni e soprattutto impegniamoci perché chi ritorna alla fede possa incontrare una Chiesa fatta di uomini e di donne meno interessate ai numeri e più attenti a relazioni vere e profonde, nutrite di amore e gioia.




