Eccomi! Io sono con te.

 “Permesso, siamo noi”.

Queste le prime parole pronunciate sulla soglia della porta di casa prima di accedere alla stanza in cui Monia giaceva su un piccolo divano. “Avanti, accomodatevi pure!” dice con voce flebile indicando le sedie poste attorno al grande tavolo da pranzo.

In modo discreto e non invadente ci sediamo e subito siamo avvolti da un atmosfera in cui  il profumo dell’amore e l’essere famiglia sono percepibili da piccoli oggetti posti qua e là come decoro. Il contesto circostante, alimentato dal calore di un camino acceso nell’angolo, rifletteva già l’anima della donna che avevamo di fronte. L’attenzione all’armonia nella semplicità testimoniava così anche la bellezza di Dio a cui Monia, in tenera età, si è abbandonata con totalità e fiducia.

Queste le poche righe con cui  voglio introdurvi la storia di Monia, donna di 46 anni, madre di due figli che vive ogni giorno lo straordinario nell’ordinario combattendo la sclerosi multipla.

In che cosa è dunque possibile individuare per lei lo straordinario? Quali i piccoli accorgimenti che le permettono di vedere sempre la quotidianità con occhi nuovi?

Un “Ciao”, irrompe nel silenzio creatosi mentre con tutte le sue energie, con l’aiuto della madre, tenta di sollevare dal divano il corpo indebolito dalla malattia. “Scusate se oggi sono così ma…” l’interruzione per mancanza di fiato, l’affaticamento provato e il gonfiore causato dall’assunzione di cortisone le impediscono di concludere la frase.  “Scusate” ripete ancora una volta con umiltà riuscendo ad assumere una posizione che le consenta almeno di stare un po’ più dritta. È importante per lei la presenza fisica per dire ancora una volta quel ci sono, eccomi, ce la faccio. Il contatto umano, lo starci nonostante il dolore, il sentirsi e l’abitarsi sono il segno per dire a sé stessa sono viva e voglio dimostrarlo con ogni forza. È il modo per dire a noi che con la volontà e la tenacia è possibile realizzare quel poco che, messo a frutto, può diventare sempre un di più.

“Scusate se oggi sono così ma ho subito un intervento alla bocca e fatico più del solito a parlare. Grazie per essere venuti a farmi visita. Grazie perché ci siete.”

La guardo, attenta a cogliere le parole pronunciate lentamente. Ammiro la sua umiltà, la sua gratitudine continua che indica da una parte la nobiltà dell’anima, dall’altra la consapevolezza che noi siamo per lei dono concreto, vero e tangibile. L’intensità di uno sguardo, la forza di un abbraccio, la bellezza di un sorriso suscitano in Monia emozioni di gioia allo stato puro tanto da accoglierci senza sapere chi fossimo. “ In voi colgo la luce dello Spirito Santo, in voi colgo la misericordia di Dio, in voi regna la pace!”. Sento dentro di me l’eco prodotta da tali parole diventate per me negli anni un punto fermo a cui anelare continuamente. Questi sono solo alcuni dei frutti che la fede mi ha permesso di sperimentare. E questa donna, con il suo abbandono totale a Dio Padre, è stata in grado di notarli in noi e accoglierli in sé.

 “Chi siete voi?”, domanda ad un tratto.

Noi siamo dei volontari dell’associazione di Nuovi Orizzonti che…”. E lei: “Ho sentito parlare di Nuovi Orizzonti e mi piacerebbe approfondire questa realtà. So anche dove si trova la struttura Cittadella Cielo perché ogni volta che vado in ospedale ci passo davanti e mi ripropongo di entrare”.

“Il nostro impegno nasce dal desiderio di portare amore attraverso concrete opere di carità. La visita ai malati, ai carcerati, alle persone che sono nella sofferenza fisica e spirituale è un modo per farti sentire il mio ci sono per te e il Suo tu sei prezioso ai mie occhi, perché sei degno di stima e io ti amo… Non temere perché io sono con te!“.  

Interviene ad un tratto la madre rivolgendosi alla figlia che le stava seduta accanto: “Questi ragazzi sono degli angeli. Ho avuto modo di conoscerli in passato all’Enjoy Your Meal, festa organizzata in Cittadella Cielo dove mi sono sentita in famiglia. Qualche volta mi portano la busta alimentare e questo atto è una piccola attenzione che nella quotidianità fa la differenza.” Quella busta consegnata, quel gesto concreto testimoniano l’amore misericordioso del Padre che si concretizza con l’ascolto, con la vicinanza, con l’accoglienza per far sentire l’altro voluto bene così com’è.

Ed è proprio la madre ad anticiparci lo stato di salute della figlia. Parla di lei indicando una foto che ritraeva Monia da giovane. “Era una bellissima ragazza, bionda e con gli occhi azzurri. Tutti l’ammiravano e sottolineavano sempre i suoi tratti dolci e delicati. Adesso, invece, è stata colpita da questa scarogna e non sembra più lei”. Monia guarda la madre fissa negli occhi pronunciando parole che sono espressione di un’intima relazione con Dio Padre “la fede mi ha salvata. La mia malattia, la sclerosi multipla, non è una scarogna ma una croce che porto con leggerezza nella Sua fiducia, in Lui, con Lui e per Lui. Perché, vedi mamma, io vivo questa condizione per la salvezza di molte anime. E ciò che chiedo a Dio non è la guarigione immediata ma il dono della Sua presenza ogni giorno nel mio cuore per trovare la forza di continuare, nell’oggi, a vivere l’attimo presente. L’importante è salvarmi. Gesù ha poi i suoi tempi per guarirmi”.

Ecco il segreto della sua forza nella malattia: consegnarla ogni giorno con fiducia cieca nelle braccia accoglienti del Padre.

Questo è lo straordinario nell’ordinario di Monia: il poter vivere con fede e abbandono totale la sclerosi multipla nella gioia del Risorto. La sua quotidianità, il suo oggi fatto di piccoli accorgimenti apparentemente uguali sono per lei vita.  Atti quali camminare, parlare, vedere, muovere semplicemente una mano per dire ci sono dimostrano a se stessa,ai suoi figli e a suo marito di riuscire ancora una volta ad essere presente, a farcela, a non arrendersi senza dare per scontato che il domani sarà come ieri.

Alessia Dosi