Guardarsi dentro – Martina del progetto “Independence Way”

Quest’anno, in alcune delle nostre Cittadelle si è svolto il progetto “Independence Way” del programma European Solidarity Corps con l’obiettivo di favorire, a breve termine, la crescita personale di giovani volontari e minori in difficoltà. Abbiamo accompagnato diversi volontari e ora vogliamo condividere la loro esperienza in questo percorso. Proseguiamo con l’esperienza di MARTINA.

Grazie a questo progetto mi sono guardata dentro e mi sono ascoltata, mettendo a frutto i miei talenti e le mie capacità.

Ciao a tutti! Sono Martina Luna, ho 20 anni e sto partecipando ad un progetto dell’European Solidarity Corps chiamato “Independence Way” presso la “Cittadella Cielo” di Frosinone, sede dell’associazione Insieme Verso Nuovi Orizzonti Odv, fondata da Chiara Amirante.

Dopo molta indecisione, nell’estate dell’anno scorso ho deciso di avventurarmi in questa esperienza per me del tutto nuova, lasciando la mia città e i miei affetti. Fin dal primo giorno mi sono sentita accolta, amata e guidata da persone che per me erano del tutto estranee ma che ora sento come se fossero la mia famiglia.

L’attività che sicuramente mi ha messo più alla prova e più mi ha fatto scoprire me stessa, è stata prestare servizio con bambini dai 2 ai 5 anni.

Le prime settimane sono state sicuramente le più difficili da gestire, perché a differenza di noi adulti, i bambini esprimono molto di più i loro bisogni. Per comunicare molto spesso piangono, urlano e se non li assecondi, non smettono di fare capricci. Quando capitava che un bimbo si mettesse a piangere o iniziava a fare dispetti, avvertivo un grande senso di disagio accompagnato da rabbia, perché una parte di me voleva che smettesse subito.

Dall’altra parte però provavo anche molta compassione perché vedendo le loro lacrime e sentendo le loro urla disperate, ogni volta si risvegliava una parte profonda di me che si sentiva proprio come quel bimbo.

Dopo qualche settimana, ho iniziato a capire come rapportarmi con loro e come comunicare. La cosa che più mi ha stupito è che nessuno dei bimbi pretendeva qualcosa da me, anzi più ero me stessa e più tornavo bambina, più loro si divertivano e si sentivano amati e a loro agio.

Uno degli episodi che sicuramente mi ha messo più alla prova, è stato con una bambina.

Quella mattina appena arrivata, l’ho vista che piangeva disperata, perché non voleva mangiare lo yogurt a merenda. All’inizio non capivo il perché di tanta disperazione, poi mi hanno spiegato che dentro lo yogurt, la mamma le aveva messo l’antibiotico che aveva un sapore cattivo. I miei superiori mi hanno chiesto di starle accanto e di trovare un modo per aiutarla a mangiarne il più possibile. Appena ho sentito questa richiesta sono andata in crisi, perché pensavo di non essere in grado di risolvere una situazione così problematica.

Piano piano la spronavo a mandare giù un cucchiaino alla volta, e quando lo faceva le davo in cambio i crackers che a lei piacevano tanto e le dicevo: “Brava!”.

Contro ogni aspettativa, si è mangiata tutto lo yogurt e non ne ha lasciato nemmeno un po’.

Quel giorno mi sono sentita profondamente fiera di me e grazie a questo piccolo episodio, ho iniziato a comprendere che la maggior parte degli ostacoli che sento dentro di me, sono proprio io a costruirmeli.

Grazie a questo progetto mi sono guardata dentro e mi sono ascoltata, mettendo a frutto i miei talenti e le mie capacità. Ho capito che la mia felicità, il mio volermi bene, il mio valore non dipende da nessuno, ma che dentro di me ho tutte le risorse per realizzarmi e per superare tutte quelle sfide che a volte mi sembrano impossibili. 

 

                                                                 Martina Luna.