Domenica 20 settembre alle ore 18,30 c’è stata, in provincia di Verona, l’inaugurazione di “Casa Mietta”, un luogo di accoglienza per donne dalle storie difficili e con un grosso bisogno di riprendere fiducia in sé stesse, nella vita, negli altri, nel futuro. Appena ho saputo dell’iniziativa di accoglienza e del nome che avrebbe avuto la casa, vivendo nella provincia accanto (Brescia), ho iniziato a sentire una vicinanza speciale di Maria Teresa Finzi, per tutti Mietta, la madre di Chiara Amirante, tanto da volerle dedicare qualche riga.

Mi è venuto il desiderio di scrivere qualcosa su di lei, un po’ perché è un modo di sentirla ancora più vicina, un po’ perché, avendola conosciuta abbastanza bene, magari questa descrizione può essere un contributo per coloro che si occuperanno dell’accoglienza, nell’impegno a trasmettere i valori della persona di cui la casa porta il nome. Amici e amiche che hanno avuto la fortuna di conoscerla, potranno, leggendolo, unire i loro ricordi affinché Mietta continui ad essere viva nelle nostre vite.

Ho conosciuto Mietta nel 2000, dopo che ero entrato a far parte della Comunità di Piglio (FR) dove viveva anche Chiara. Altri tempi rispetto a quelli di adesso. Non avendo la mamma, purtroppo deceduta quando non avevo ancora 4 anni, il legame con Mietta è ‘partito’ subito forte, probabilmente anche a causa di questa mia proiezione nei suoi confronti. Mi sentivo da lei amato e in qualche modo ‘adottato’. C’erano periodi in cui trascorrevo ore a parlare con lei soprattutto negli anni in cui ero responsabile e lei supervisore della Comunità.

Adesso sento la spinta a sottolineare alcuni aspetti della sua personalità, senza nessuna pretesa che siano i principali. Tanti in Nuovi Orizzonti hanno avuto la fortuna di conoscerla e ognuno conserverà propri ricordi e avrà un suo modo di raccontarla. Non è mia intenzione descriverla come donna perfetta, impeccabile, santa. Lei stessa avrebbe riso se fosse stata lodata e osannata oltremisura. Succedeva anche che facessi fatica (anche per le mie caratteristiche), così come la facevano altri con lei, quando alcuni suoi aspetti caratteriali cozzavano con i nostri.

Sono però convinto che la persona di Mietta abbia avuto una sua particolare bellezza, tutta da gustare e da promuovere, adesso poi che una casa di accoglienza porterà il suo nome. Pensando a lei, di getto, mi sono venuti in mente cinque aspetti della sua personalità che adesso vorrei condividere con voi. Percepisco ognuno di essi come una chiamata, una missione, un qualcosa a cui Mietta ci spinge e, credo, di cui il mondo adesso ha un estremo bisogno.

Per ognuno di questi ‘cavalli di battaglia’ di Mietta ho voluto dare un titolo sotto forma di imperativo (SIATE…) perché probabilmente è la forma verbale che maggiormente sottolinea un momento come questo che è anche vocazionale, di partenza, di mandato. Sono imperativi ‘dolci’, affidati alla nostra libertà.

Mietta aveva un grosso rispetto e un altissimo senso del valore immenso di ogni persona, della sua dignità e della sua libertà. Li ho scritti immaginando che li pronunciasse lei, adesso, qui davanti a me, e se volete potete anche voi fare lo stesso.

 

SIATE ACCOGLIENTI!

L’esperienza personale che ho fatto di Mietta è di un grande e immenso bene nei miei confronti. Mietta mi voleva un bene enorme. E voleva bene a tutti.

Nonostante il target dei giovani accolti da Chiara non fosse proprio quello delle frequentazioni passate di Mietta (era di fatto quel popolo che Mietta temeva per l’incolumità della figlia), lei voleva bene a ciascuna delle persone presenti in comunità, anche ai più feriti, coatti, tatuati, ignoranti e dalla fedina penale non completamente pulita. E lo faceva sentire. Era un bene che mostrava prima di tutto con un ascolto profondo, empatico, attento, tenero, non giudicante, prima magari di offrire le sue ‘perle’ semplici, ma condite da una grande saggezza dovuta all’età, alle esperienze fatte e alla sua grande fede. Da donna intelligente, saggia e arguta, grande conoscitrice della complessità dell’animo umano, sapeva spesso ‘sgamare’ le ipocrisie e i secondi fini in cui si nascondevano atteggiamenti e richieste (apparentemente lodevoli e sante) che le pervenivano.

Ma se Mietta era con te, esistevi solo tu per lei. Non c’era distrazione. Non c’era cellulare da guardare. Non c’era altro da fare. Stare pienamente con la persona che hai davanti era la cosa più importante, la volontà di Dio da compiere al meglio in quel momento. Nel modo di amare di Mietta era tanto presente la sua spiritualità focolarina: “amare per primi, amare tutti, amare sempre, ama come se tu non avessi niente altro da fare”. Ama qui, adesso, nella condizione concreta in cui ti trovi, senza aspettare tempi più adatti o condizioni migliori, è l’invito più forte che percepisco da Mietta in questi attimi in cui sto con lei.

Crediamo sempre che un ascolto profondo, una presenza amorevole, uno sguardo tenero, un interesse genuino alla vita e al bene di un’altra persona, può fare miracoli. Non è mai tempo perso quando diamo amore anche se, dall’altra parte, una persona ferita, e comprensibilmente diffidente, potrebbe non accoglierlo.

SIATE ACCOGLIENTI rivoltoci da Mietta è l’invito a far sentire importante ogni persona. Donne il cui senso del proprio sé probabilmente è finito sotto i tacchi, insieme alla disistima, all’autocritica eccessiva, alla vergogna, avranno bisogno di uno sguardo che trasmetta loro “Tu sei importante. Tu sei unica nella tua bellezza. Tu vali. Tu sei preziosa. Tu puoi…”. E questo lo può fare solo un amore che sa stare davanti all’altro con uno sguardo che osserva come si osserva una stupenda opera d’arte, un meraviglioso spettacolo della natura, un bambino che commuove muovendo i primi passi.

SIATE UNITI!

Dovessi dire qual era il principale cavallo di battaglia di Mietta direi proprio l’unità.

Mietta ripeteva sempre che era meglio una cosa non perfetta fatta in unità che una perfetta ma scaturita in un clima di divisone. Aveva il capitolo 17 di Giovanni (Il testamento di Gesù… Che tutti siano uno!) piantato dentro di sé, punto cardine della sua spiritualità e richiamo continuo nei suoi atteggiamenti e nelle sue esortazioni.

Aveva bene in mente che nell’unità Gesù si fa presente in un modo speciale (“dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” Mt 18,20), che nell’unità con i legittimi responsabili c’è garanzia della volontà di Dio (“chi ascolta voi ascolta me” Lc 10,16), che nell’unità si mostra l’efficacia della testimonianza (“Che tutti siano una sola cosa….. perché il mondo creda” Gv 17,21)

Chi è educatore, insegnante, genitore, sa bene che tante fatiche nel lavoro con utenti, alunni, figli, sono spesso causate da rapporti non proprio idilliaci con colleghi, amici, partner. Anche nella mia professione di psicologo colgo tante fatiche dentro alle relazioni con coloro con cui si dovrebbe collaborare per gestire al meglio una famiglia, una classe, un servizio, una struttura.

Per Mietta l’impegno all’unità, nel momento in cui si collabora per uno stesso progetto (soprattutto se è un opera di Dio) doveva essere superiore ad ogni cosa: via giudizi, via protagonismi, via rancori, via superbia, via fazioni, via parlarsi alle spalle. All’opposto, bisogna invece mettere ogni energia per “conservare l’unità” (Ef 4,3) con umiltà, pazienza, dialogo autentico, correzione fraterna anche se ciò dovesse far indietreggiare da scelte operative considerate corrette da qualcuno, ma che non sono state sufficientemente viste e supervisionate all’interno degli strumenti di comunione prestabiliti insieme ai legittimi responsabili.

 

 

SIATE CUSTODI!

Come Dante nell’ultimo canto del Paradiso descriveva Maria come ‘Figlia del tuo Figlio’, così, con le dovute differenze, si percepiva Mietta: figlia di sua figlia. Dentro all’esperienza della maternità, in Mietta si è gradualmente resa presente la figliolanza, il discepolato nei confronti di Chiara nella misura in cui, attraverso di lei e il carisma di Nuovi Orizzonti, l’esperienza e la conoscenza di Gesù si era arricchita di qualcosa di nuovo, di bello, di nutriente.

Mietta aveva intuito, aiutata anche dalla Chiesa che lo ha riconosciuto, che nella vita di sua figlia era presente un grande mistero, un grande dono per l’umanità. La consapevolezza che il carisma fosse qualcosa di prezioso, donato attraverso il Sì di Chiara per la salvezza di molti ragazzi usciti dalla strada (che lei percepiva come altri suoi figli oltre la propria), la faceva sentire particolarmente responsabile nei confronti di questa via nuova di santità. Ecco perché richiamava spesso all’importanza della custodia del carisma e alla fedeltà a statuti, linee spirituali/operative e a tutti gli altri insegnamenti della figlia.

Mietta è un richiamo verso chi fa parte a vari livelli di questa strada, soprattutto consacrati, nel far riferimento sempre ai contenuti spirituali e operativi che provengono dalla fondatrice e dai legittimi responsabili dell’Associazione, affinché il carisma si mantenga nella sua purezza originaria e possa così continuare a portare frutto per la salvezza di anime. A questa fedeltà, nel breve video per il ventesimo anniversario dell’Associazione, ci invitava anche Papa Francesco, che Mietta stimava tantissimo.

 

SIATE ALLEGRI!

Vivere il carisma di Nuovi Orizzonti vuol dire testimoniare la Gioia di Cristo Risorto. Non si può testimoniare una notizia così bella facendolo con un volto cupo, triste, affranto. Il messaggio, diceva spesso Chiara, sarebbe controproducente. Comprensibilmente, se a qualcuno viene fatta la proposta evangelica con questo atteggiamento non verbale, la risposta più o meno esplicita potrebbe essere: “Senti, questo Gesù che ci propini, se ti deve fare questo effetto, tienilo pure per te.. Io sono a posto così”.

Mietta, nonostante la spiccata differenza di età con i giovani presenti in comunità, appariva spesso più giovane di tanti altri giovani. Amava la compagnia, la festa, un buon pasto, le cose belle di questo mondo ed era allegra, sapeva divertirsi e ridere di gusto delle tante cose che la vita ci offre per farlo, con ironia e autoironia. Avendo vissuto in Toscana ed essendo io toscano dalla battuta ironica e sarcastica facile, Mietta con me si divertiva molto ed anche io con lei.

La serietà della sequela in lei era accompagnata da un’umanità solare e leggera che favoriva la comunione e il buon umore in coloro che la frequentavano. Due santi amati da Mietta erano San Filippo Neri, il santo della gioia: “L’allegria rafforza il cuore e aiuta a perseverare”, e San Giovanni Bosco: “Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri”.

A tante donne ferite, che hanno vissuto in contesti carichi di tensione, stress, malumore, probabilmente farà bene vivere in un clima sereno, piacevole, armonioso, gioioso, allegro in cui, oltre ai momenti di lavoro, riflessione, cura di sé, preghiera, ci saranno anche momenti ludici dove si gioca, si fa sport, si ride, ci si diverte, e magari ci si prende in giro bonariamente.

State allegri! Anche a questo ci inviterebbe Mietta. In lei traspariva la piccolezza e la semplicità dei bambini che sanno abbandonarsi con fiducia nelle braccia del Padre. I problemi pesanti conviene affidarli a Lui, sembra dirci, a noi spetta fare il nostro compito al meglio qui e adesso, con tutto l’amore possibile.

 

SIATE FORTI!

Mietta ha avuto una vita contraddistinta da fatiche varie fra le quali i continui spostamenti della famiglia per esigenze lavorative del marito, i disturbi di umore di quest’ultimo, le preoccupazioni per le scelte ‘pazzoidi’ della figlia e un problema fastidioso alle ossa che le impediva una normale deambulazione. Non ero vicino a lei il giorno dell’ictus, né in tutto il periodo successivo, a contatto con i postumi debilitanti conseguenti dell’evento ischemico. Non devono essere stati giorni semplici gli ultimi anni di vita, anche se la vicinanza continua di Chiara, degli altri due figli e di tutta la comunità di Piglio le hanno reso questo periodo più dolce, attorniata dall’amore e dalla cura di tanti fratelli e sorelle.

Nel periodo in cui sono stato a contatto con lei, non l’ho mai sentita lamentarsi dei suoi problemi, né fare la vittima, cedere al pessimismo o appesantire l’interlocutore che aveva davanti con i suoi dolori. In lei prevaleva il sorriso, il dialogo costruttivo e una visione fondamentalmente positiva della vita, sempre pronta a offrire prospettive di speranza anche di fronte alle situazioni che apparivano più compromesse. Pur non essendo in grado di descrivere la vita intima di Mietta, sono però sicuro che lei ce la metteva tutta per vivere l’IN MANUS TUAS così tanto centrale nella spiritualità di Nuovi Orizzonti. La sensazione era che quella serenità di fondo che la contraddistingueva fosse proprio frutto di questa offerta di sé quotidiana, soprattutto di fronte alle croci che si presentavano, grandi o piccole che fossero. Mietta cercava con tutta sé stessa di offrire preoccupazioni, dolori, ansie, desideri… nelle mani del Padre (in Gesù, per Gesù, con Gesù) e in questa offerta si predisponeva a essere ‘usata’ come Lui voleva, per i suoi progetti di amore, sebbene non le fossero sempre chiari.

In fondo la storia di Nuovi Orizzonti, come testimonia molte volte Chiara, è frutto dell’IN MANUS TUAS, di questa vita consegnata momento per momento “con tutto l’amore di cui può essere capace questo piccolo cuore”, offerta che ha spalancato NUOVI ORIZZONTI nella storia di tanti figli immersi nelle tenebre del peccato con tutte le sue terribili sfaccettature.

Mietta era una donna di preghiera e aveva una spiritualità mariana. Aveva ben imparato che offrire la propria vita a Gesù, come per Maria, passava dallo STABAT (Gv 19,25) davanti alla croce. Nella contemplazione di questo atteggiamento forte e amoroso di Maria di fronte alle sofferenze del figlio, riusciva a trovare la forza di affrontare le situazioni più difficili, con la fiducia che Dio sa e che tutto concorre al bene (Rm 8,28), anche se noi non comprendiamo e ci sembra che il male vinca.